La pressione arteriosa

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Cuore, arterie e vene costituiscono nel loro insieme il sistema circolatorio che può essere paragonato ad un circuito idraulico nel quale il movimento del sangue viene generato da una pompa che è il cuore. Ad ogni contrazione il cuore spinge un certo volume di sangue in tutte le parti del corpo attraverso le arterie che, con diametro sempre più piccolo, terminano nella fitta rete dei capillari. Qui il sangue cede l’ossigeno e i nutrienti alle cellule di tutti i tessuti e raccoglie l’anidride carbonica che ritorna al cuore attraverso le vene, per essere poi trasportata ai polmoni e scambiata con l’ossigeno.

La pressione sanguigna (P.A. in italiano, BP in inglese – blood pressure) è la forza con cui il cuore pompa il sangue per farlo scorrere lungo i vasi sanguigni. La “pressione” misurata dal medico è quella che il sangue esercita contro le pareti arteriose. La pressione massima compare nel momento in cui il sangue viene emesso dal ventricolo sinistro del cuore, al circolo ed è detta pressione sistolica. La pressione minima coincide con il periodo di massima dilatazione del cuore, quando il sangue ritorna dal circolo ematico  ed è definita pressione diastolica.

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La misurazione della pressione si registra a livello periferico, usualmente al braccio  e  viene  indicata da due numeri. In età adulta si considera ideale una pressione di 115-120 mmHg per la massima (o sistolica) e 75-80 mmHg per la minima (o diastolica). Quando i valori di sistolica e/o di diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima), si parla di ipertensione. In genere l’ipertensione è asintomatica per parecchi anni, ma danneggia progressivamente  gli organi bersaglio ossia : cuore, reni cervello, per cui deve essere curata o monitorata abitualmente , perché se la terapia inizia tardivamente i benefici saranno limitati, in quanto le alterazioni prodotte a questi organi sono reversibili solo in minima parte.

La prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione generale è stimata tra il 30% e il 40% .Nella popolazione in dialisi, la prevalenza dell’ipertensione arteriosa  varia  da circa il  15% a oltre l’80%. Infatti, nel paziente in emodialisi la PA tende ad aumentare nel periodo interdialitico e a ridursi durante la sessione di dialisi. La valutazione della PA nel paziente in dialisi può avvalersi delle misure che vengono sistematicamente rilevate prima, durante e dopo la dialisi o delle misurazioni domiciliari.

 

Può capitare  a volte che quando a misurare la pressione arteriosa è un operatore sanitario ( medico o infermiere) i valori rilevati sono mediamente più alti, fenomeno definito “ipertensione da camice bianco”. L’ansia per il responso si traduce in stimoli nervosi che partendo dal cervello inducono la produzione di ormoni  adrenalina e noradrenalina che immessi in circolo hanno l’effetto di aumentare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Tali valori rientrano nella norma in genere dopo 10 minuti.  Da qui nasce anche la necessità di un monitoraggio  domiciliare e frequente della pressione arteriosa che pur essendo elevata nei controlli ambulatoriali, non sempre è indice di ipertensione, ma a  volte di una  reazione emotiva del paziente.

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Nel valutare i parametri  prima di  iniziare la  seduta dialitica , o nell’ambulatorio di Predialisi e nefrologico l’infermiere lascia  sempre il paziente a riposo  supino alcuni  minuti per permettere, alla pressione e alla frequenza cardiaca  di stabilizzarsi prima della sua rilevazione e registrazione (rilevamento in clinostatismo).

Può considerarsi anche il rilievo della pressione arteriosa facendo sedere il paziente (rilevamento in ortostatismo): si può così rilevare sia ipotensione ortostatica (il circolo non si adatta con la vasocostrizione passando dalla posizione supina a seduta sia confermare l’ipertensione arteriosa in caso di rialzo della p.A. diastolica).

E’ possibile  e necessario misurare la pressione a casa! Questo può essere fatto in maniera autonoma, con l’utilizzo di un apparecchio   formato da 2 parti :

  • Sfigmomanometro che consiste in un bracciale in tela,all’interno è presente una camera d’aria in gomma. Quest’ultimo è dotato di una piccola pompa ad aria con una valvola a vite che serve per gonfiare e sgonfiare la camera d’aria, e una parte dove sono indicati i valori pressori (espressi con l’unita di misura della pressione arteriosa che è il millimetro di mercurio mm/hg) che è il manometro.
  • Fonendoscopio che è lo strumento che permette di sentire i suoni che si producono nell’arteria mentre viene effettuata la misurazione. Consta di una capsula metallica chiusa da una membrana vibratile (che si applica sui punto in cui si percepisce l’arteria) e di due piccoli tubi flessibili che trasmettono le onde sonore, raccolte dalla capsula.

Esistono in commercio diverse tipologie di apparecchi  che possono  essere automatici o manuali.

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Le apparecchiature utilizzate per la misurazione contenenti mercurio sono oggi vietate dalla Legge per evitare casuali ingestioni e/o contatti con il mercurio particolarmente tossico e mortale se ingerito.

Tutte le apparecchiature devono essere sottoposte a ritaratura almeno una volta/anno.

 

 

  • Consigli utili per una misurazione a corretta

 

  1. Evitare fattori che possono innalzare la pressione arteriosa che possono causare picchi ipertensivi temporanei. Alcuni di questi fattori sono : stress, fumo attività fisica clima freddo, caffeina. Inoltre la pressione sanguigna cambia nell’arco della giornata ed è naturale che essa non sia mai la stessa anche nel giro di pochi secondi: le continue variazioni sono influenzate da numerosissimi fattori. Occorre, per effettuare un diario pressorio corretto rilevare la P.A. di mattina, pomeriggio inoltrato ed anche se ci si sveglia durante la notte).
  2. Controllare che il manicotto sia della giusta misura. Con un braccio particolarmente sottile o nei pazienti obesi è necessario l’uso del bracciale della misura corretta.    Cattura di schermata (140)
  3. Misurarla in un ambiente silenzioso e tranquillo per essere certi di poter sentire con il fonendoscopio il battito cardiaco. Ovviamente durante la misurazione la persona alla quale si misura la pressione deve stare ferma ed in silenzio durante la procedura.
  4. Togliere gli abiti con le maniche aderenti e lasciare il braccio esposto di solito quello sinistro. Posizionare il bracciale ben aderente al braccio, a metà tra spalla e gomito, ben aderente, con l’indicatore (di solito una freccia bianca stampata sul bracciale ove si sente battere l’arteria omerale (parte interna del braccio poco sopra la piega del gomito).
  5. Prima della misurazione riposarsi almeno 5 minuti per stabilizzare il battito cardiaco e la pressione .
  6. Trovare una posizione confortevole per la misurazione . Sdraiarsi  o sedersi su una sedia (nel caso si voglia rilevarla in ortostatismo) con il braccio appoggiato su un tavolo, il braccio deve stare sempre all’altezza del cuore, il palmo della mano rivolto verso l’alto. Rilevare la pressione possibilmente sempre nella stessa posizione .

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7. Almeno 2 volte all’anno è necessario fa verificare il grado di precisione dello strumento, perché in genere perdono con il tempo precisione.

  • Come misurare la pressione arteriosa?  

Far accomodare il paziente su una sedia con il braccio appoggiato su un piano (altezza braccio -cuore paziente), cercare la pulsazione dell’arteria omerale del paziente. Posizionare il bracciale dello sfigmomanometro e la campana del fonendoscopio sotto il bracciale  nel punto dove si e rilevata la pulsazione arteriosa. Mettere  gli auricolari dello fonendoscopio nelle orecchie. Contemporaneamente si palpa il polso dal lato del pollice, per percepire la pulsazione dell’arteria radiale

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Premere rapidamente la pompa a bulbo per gonfiare il manicotto finche non si è più in grado di percepire il suono del battito cardiaco con il fonendoscopio all’incirca finche il manometro non riporta una pressione di circa 160/180 mm/hg . Aprire lentamente la valvola di sfiato ruotando adesso la vite in senso antiorario. L’aria deve uscire lentamente. Rilevare il valore riportato dal manometro nel momento esatto in qui   si  è in grado di sentire di nuovo il battito cardiaco. Questa si chiama pressione massima sistolica, e si genera ogni volta che il cuore si contrae.

Riducendo ulteriormente  la pressione, continuando a girare lentamente in senso antiorario la valvola di sfiato i rumore diventerà  inizialmente più forte fino ad indebolirsi e  ha scomparire del tutto. Bisogna restare in ascolta finche non si sente più alcun suono del battito cardiaco annotare il valore perché si rileva cosi la pressione minima o diastolica che indica la pressione del sangue tra un battito cardiaco e un altro. Sgonfiare del tutto il manicotto  e attendere diversi minuti per ripetere la procedura, come misura di controllo per confermare il valore.

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  • PERCHE’ MISURARE LA PRESSIONE ARTERIOSA AL PROPRIO DOMICILIO ?

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È necessario  controllare  periodicamente la pressione arteriosa,durante l’intervallo  tra una dialisi e l’altra. È utile annotare ora e valori e comunicarli al nefrologo e all’infermiere  prima dell’inizio della seduta dialitica, soprattutto se si sono manifestati picchi ipertensivi, o forti  ipotensioni con perdita di coscienza e forte malessere. Ci sono casi in qui ovviamente è necessario recarsi dal medico di base o al pronto soccorso, e non aspettare il medico del turno  dialisi successiva.

L’auto misurazione della pressione comporta diversi vantaggi per tutte le persone e in particolare per quelle  con insufficienza renale cronica o in dialisi:
–  Si può misurare  frequentemente, in orari diversi;
–  Si  provare in momenti tranquilli, senza lo stress legato allo spostamento, all’attesa   nell’ambulatorio  del  medico e dell’infermiere  o in farmacia;
–  si può misurare  quando si avvertono dei malesseri che potrebbero essere legati ad alterazione della pressione stessa (capogiri, palpitazioni, mal di testa, affanno, stanchezza) , molto frequenti purtroppo nei soggetti in dialisi.

I pazienti sottoposti a dialisi sono soggetti ad un più alto rischio di malattia cardiocircolatoria; al riguardo vanno ricordati come fattori favorenti lo sviluppo di tali malattie, l’ipertensione arteriosa grave esistente spesso da lungo tempo.

Essa e, d’altra parte, un sintomo importante di quasi tutte le nefropatie che esitano nel ‘insufficienza renale. L’aumento del lavoro del ventricolo sinistra, dovuto all’aumento della pressione arteriosa, dapprima determina ipertrofia, successivamente una dilatazione del ventricolo stesso.

L’ipertensione arteriosa, inoltre, favorisce e accelera l’aterosclerosi dei vasi renali. Nella maggior parte dei pazienti dializzati l’ipertensione si può normalizzare o ridurre con la dialisi attraverso la correzione delle alterazioni dell’equilibrio idro-elettrolitico.  Ciò si ottiene sottraendo mediante la dialisi l’acqua e il sodio in eccesso e, contemporaneamente, limitando l’apporto dietetico di acqua e sale. E’ di grande importanza convincere il paziente ad assumere regolarmente i farmaci che gli vengono prescritti.

L’ipotensione durante e dopo la dialisi deve essere evitata. Nell’uremico non dializzato solo raramente si osservano valori di pressione arteriosa inferiori alla  norma.

https://buonaaccoglienzaindialisi.com/complicanze-in-emodialisi/

 

Per maggiori informazioni :linee-guida-sulla-misurazione-convenzionale-e-auto-243

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